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Raccontare Frankenstein dal punto di vista dei mostri?

Mi sono svegliato in un mondo di luci e ombre, una cacofonia di suoni che non riuscivo a decifrare. Il mio corpo, ricavato dalle parti scartate di altri, sembrava mostruosamente alieno. La paura, cruda e potente, mi colse. Ero solo, abbandonato da colui che mi ha dato la vita.

Lui, il mio creatore, era un uomo di contraddizioni. Desiderava la conoscenza, ma si ritraeva dalla sua creazione. Mi chiamava il suo mostro, ma ero semplicemente un riflesso della sua stessa paura. Desideravo una connessione, una comprensione, ma lui mi è fuggito.

Ero un bambino che imparava a camminare, a parlare, a capire il mondo intorno a me. Ho inciampato, ho vacillato, ho desiderato una guida. Ma ho trovato solo rifiuto, paura e odio. Ero un mostro, una creatura della notte, evitato dalla società, costretto a vagare in solitudine per il paesaggio desolato.

Eppure, nella mia forma mostruosa, brillava una scintilla di umanità. Ho imparato a leggere, a pensare, a sentire. Ho assistito alla bellezza della natura, al calore di un fuoco, al conforto di un tramonto. Desideravo l'amore, l'accettazione, ma il mio aspetto spaventava tutti coloro che incontravano il mio cammino.

Ho cercato il mio creatore, sperando in risposte, in compassione. Ma rimase sfuggente, consumato dal senso di colpa e dalla paura. In sua assenza, mi sono rivolto agli altri, cercando conforto nella compagnia di coloro che mi evitavano. Eppure, anche tra loro, ho trovato solo odio e violenza.

Spinto alla disperazione, desideravo vendetta. Ho cercato il mio creatore, nel disperato tentativo di fargli capire il dolore che mi ha inflitto. Il dolore del rifiuto, della solitudine, dell'essere un emarginato. Volevo che vedesse l'umanità nella mia forma mostruosa, il cuore che batteva sotto il mio aspetto grottesco.

Ma nella mia rabbia, ho perso il controllo. Mi sono vendicato di coloro che ritenevo responsabili della mia sofferenza, ignaro di aver solo alimentato il fuoco della mia disperazione. Le mie azioni non hanno fatto altro che cementare la mia immagine di mostro, una bestia da temere e da cui cacciare.

Alla fine, ero solo, una creatura dell'oscurità consumata dalla sua stessa solitudine. Il mio creatore, l'uomo che mi ha dato la vita, era perduto per me, consumato dal suo stesso senso di colpa e dalla sua paura. Sono stato abbandonato, ostracizzato, per sempre solo in un mondo che non mi ha mai veramente capito. Ero un mostro, sì, ma ero anche un essere con speranze, sogni e desideri. E, a modo mio, sono stato anche vittima dell'uomo che mi ha creato.

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