Tuttavia, possiamo dedurre alcune possibilità in base a ciò che sappiamo di lui:
* «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3): Matteo era un pubblicano, professione spesso disprezzata dalla comunità ebraica. Ciò suggerisce che potrebbe aver sperimentato un senso di povertà spirituale, riconoscendo il suo bisogno della grazia di Dio.
* «Beati quelli che piangono, perché saranno consolati» (Mt 5,4): Il Vangelo di Matteo mette in risalto il cordoglio di Gesù per la distruzione di Gerusalemme, che si pensa sia stato scritto intorno al 70 d.C. dopo questo evento. È possibile che Matteo abbia sperimentato una perdita personale e abbia trovato conforto nella sua fede.
* «Beati i miti, perché erediteranno la terra» (Mt 5,5): Matteo era noto per la sua umiltà e disponibilità a seguire Gesù. Lasciò la sua lucrosa professione per diventare un discepolo.
* «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6): Gli scritti di Matteo sottolineano l'importanza di seguire la legge e di vivere una vita retta. Potrebbe essere stato guidato da un profondo desiderio di giustizia e rettitudine.
* «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7): Il Vangelo di Matteo si concentra sulla compassione e sulla misericordia di Gesù, in particolare verso gli emarginati. Matteo, essendo stato pubblicano, potrebbe aver compreso il bisogno di misericordia e di perdono.
È importante ricordare che queste sono semplicemente deduzioni basate sulle informazioni limitate che abbiamo sulla vita di Matthew. Non possiamo dire con certezza quali beatitudini abbia vissuto, ma possiamo apprezzare come il Vangelo di Matteo rifletta questi valori.